| L’aceto
balsamico ha un’origine antichissima che si perde nella storia. È
lecito pensare che la pratica di produrre quest’aceto particolare, nasca
quasi per caso, magari dopo che sia stato lasciato un altro prodotto tipico, la
Saba o Sapa, sorta di mosto cotto, in qualche remoto recipiente di legno nel quale
via via si sia poi formato in embrione un liquido che aveva vagamente i connotati
acetico aromatici del nostro balsamico. Se vogliamo uscire invece dalle congetture
e rifarci a documenti di una certa attendibilità dobbiamo risalire al XII
secolo, con il monaco benedettino Donizone, che per la prima volta ci parla, nella
sua “vita Mathildis”, dedicata alla celebre contessa Matilde di Canossa,
della richiesta dell’imperatore Arrigo III, di passaggio a Piacenza, rivolta
al di lei padre, marchese Bonifacio, di un aceto “che aveva udito farsi
colà perfettissimo”. A tale prestigiosa richiesta il marchese rispose
inviando una botticella d’argento posta su un carro trainato da buoi, contenente
proprio il meglio di questo prezioso liquido. Che fosse un dono altamente apprezzato
dall’imperatore ne è prova un altro dono, da reputarsi ugualmente
degno del re, fatto da un vassalo mantovano contemporano di Bonifacio, di cento
cavalli bai muniti di sella e briglie e di duecento astori da caccia. I domini
della casata dei Canossa si estendevano proprio principalmente nelle province
di produzione del balsamico, il modenese e il reggiano. Per veder apparire la
parola “balsamico”ufficialmente in qualche documento, tuttavia, dovremo
attendere molti anni ed arrivare al 1747, anno in cui viene apposta nel registro
delle vendemmie per conto della Ducale Cantina Segreta Estense .. Già però
nel 1556 in un volume di corte, viene data precisa distinta delle tipologie in
uso degli aceti, dal comune a quello eccellente, riservato ai nobiluomini. Nel
1863 il Sestini dichiarava: “ nelle province di Modena e di Reggio si prepara,
da tempo antichissimo, una particolare qualità di aceto, a cui le fisiche
apparenze, e la eccellenza dell’aroma, fecero acquistare il nome di Aceto
Balsamico. Tra i titoli di pregio di questo prodotto prevale quello dell’età;
ed è posta molta cura nell’autenticarlo convenientemente. Sono reputati
buoni gli aceti balsamici di 50,70 o 80 anni; eccellenti quelli di 100, 120 o
150; e quando se ne hanno di 200 e più anni, non vi è da desiderare
di più! “. Nel concomitante congresso dell’associazione agraria
nello stesso anno 1863 si menziona un aceto balsamico di primissima qualità
di anni 360 ! a significare che la pratica di fare il balsamico era certamente
in uso comune agli inizi del 1500. E’ però coll’Agazzotti,
nel 1862, che si ha una sorta di codificazione dell’aceto balsamico “naturale”
attraverso una famosa lettera la quale rimane ancora, depurata da pratiche marginali,
il “manifesto” costitutivo del balsamico. |
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